Identificazione di un paesaggio. Un ragionamento sull’importanza della “New Topography” nel territorio Veneto.

a cura di
Giovanni Cecchinato

Paesaggio – Porzione di territorio considerata dal punto di vista prospettico o descrittivo, per lo più con un senso affettivo cui può più o meno associarsi anche un esigenza di ordine artistico ed estetico (1)

Un tema a cui mi sento particolarmente legato, fotograficamente, è quello della descrizione e della mutazione dei paesaggi contemporanei tramite quello stile che normalmente, tra gli addetti, è definito “New Topography”.

Un tema ed un metodo importante soprattutto nel caso della nostra regione, il Veneto.

Nella descrizione lessicale del termine paesaggio, che ha trovato non poche difficoltà ad essere inclusa nei dizionari (se ne riconosce il termine alla fine del ‘700 nella lingua francese, poi, solo dopo molto tempo, a mano a mano ha preso corpo anche in altri idiomi) deve essere sottintesa la sua rappresentazione più ampia che è quella di “territorio”, per la quale invece, non ci sono dubbi, rappresenti un termine molto diffuso fin dall’antichità  poiché legato alla definizione precisa di confini, possedimenti, proprietà.

 

In fotografia il paesaggio è un soggetto molto indagato. Proprio per questa sua peculiarità può assumere un aspetto molto soggettivo, proprio in virtù del fatto che si adatta all’occhio di chi lo guarda.

 

 

Lo sapeva benissimo il rimpianto Paolo Costantini, curatore di mostre iconiche, rimaste nella mente di molti appassionati di fotografia. Egli aveva ben presente l’importanza del paesaggio veneto quando negli anni 2000 creò un esposizione che diventò una pietra miliare in quella difficile indagine che è quella del tessuto produttivo nel polo industriale di Marghera.

Egli riunì un gruppo di fotografi, che senza sorta di errore in merito, rappresentavano la crema della “New topography” mondiale.

Fotografi nei quali si riconoscevano le tensioni di un modo di intendere la fotografia che rifiutava di fare solo proposte formali od ornamentali (2).

Fotografi del calibro di Lewis Baltz, Frank Gohlke, John Gossage, Axel Hütte, Stephen Shore (solo per citarne alcuni) che potevano rappresentare al meglio l’inquietudine di una fotografia che riflette su di se stessa, non trovandosi in pace con l’ambiente che esplora.

In questa esposizione, storica, di cui il catalogo (in foto) rappresenta una sorta di manuale esemplificativo di quella che possiamo dire una “fotografia di paesaggio” alla quale aggiungerei “moderno, contemporaneo ed industriale” è fonte di continuo ripensamento e confronto per me.

Uno dei molti scrigni dove contenere i saperi e sul quale confrontarsi quando si tratta di parlare del paesaggio Veneto, di cui Marghera con la sue industrie rappresenta uno spaccato molto importante.

 

Lo so che, normalmente, il rimando alla mostra di Rochester del 1975 “New Topographics: Photographs of a Man-altered Landscape” è un po’ il “Sacro Graal”  di questo tipo di attenzione verso i cambiamenti del  paesaggio contemporaneo (ricordando che a suo tempo, l’esposizione fu ampiamente ed aspramente criticata). Ma nonostante la sua iconicità, alla quale seguirà anche qui in Italia un altro progetto molto importante come quello di Luigi Ghirri “Viaggio in Italia”, la mostra “Identificazione di un paesaggio” è, a mio parere, importantissima poiché si rivolge a questa parte di territorio Veneto che abitualmente guardiamo con sufficienza e del quale viviamo quotidianamente le forme, non occupandoci più delle sue problematiche insite.

Infatti all’interno del catalogo, in un lungo saggio, Paolo Costantini ci rimanda a dei suoi ragionamenti relative al lascito di quest’esposizione che, adesso, a 20 di distanza possiamo considerare anticipatori di “una frattura storica” (3) della fotografia con le problematiche del paesaggio moderno.

All’interno del catalogo troviamo le analisi fotografiche che Lewis Baltz, John Davies, Jean Louis Garnell, John Gossage, Frank Gohlke, Anthony Hernandez, Axel Hutte, Geoffrey James, Richard Pare, Toshio Shibata, Stephen Shore, fecero nel distretto industriale di Marghera.

Ognuno con il suo occhio, ognuno alla ricerca del proprio paesaggio.

Indagini molto differenti tra di loro, che portano alla luce paesaggi soggettivi che di colpo diventano tematiche irrisolte dalla comunità assieme a responsabilità irrisolte dei poteri economici e politici.

Ognuno aveva assunto l’intento di portare alla luce l’inquietudine e le dissonanze di un distretto che già 20 anni fa’ cedeva il passo al cambio dei tempi e lentamente moriva, lasciando dietro di se, problematiche di bonifiche ed abbandoni, fatiscenza e degrado, necessità di riconversione.

 

Ecco che al centro del ragionamento, la fotografia, quella parte di fotografia che (ereditando il nome dalla mostra americana del ’75) definiamo come “New Topography”, ci aiuta e diventa “utile”. Utile a ricordare, utile ad analizzare, utile a produrre delle domande ed a trovare (se possibile, se ne esistono delle volontà) delle soluzioni, oppure diventare, se non si sono verificate le condizioni precedenti, almeno un “documento”.

Tutto questo enorme progetto di esame, sul quale mi preme sempre ritornare, non solo indica una strada culturale, metaforica e sociale, necessaria di una rilettura continua, ma anche un parametro basico per i novelli fotografi che affrontano il tema del paesaggio tramite la macchina fotografica.

 

Ultima considerazione è quella sull’importanza del mezzo fotografico e della necessaria cultura che lo dovrebbe sostenere, permettendo cosi alla effimera definizione che di solito facciamo della “fotografia”, in generale collegata alle parola “emozione”,  di essere sostituita ad un significato di “sostanza”  e di “utilità” anche per chi in futuro si rivolgerà ad essa. Finalmente comprendendo che può essere un media che può fornire strumenti per capire le modificazioni dei territori e dei paesaggi, siano essi quelli “interiori” od quelli esterni, dunque appartenenti a tutti, di cui tutti dobbiamo sentirci direttamente corresponsabili della loro modifica. Si potrebbe dire in conclusione che in questa fotografia “l’estetica deve essere , in qualche modo, sottomessa alla dimensione morale” (cit. Vincenzo Castella) (4).


 

Bibliografia

  • (1) Dionisio Gavagnin – Fini & Confini – Dal Paesaggio al Territorio, dal Catalogo dell’omonima mostra al MuPa di Torre di Mosto (VE).
  • (2) Identificazione di un paesaggio – Paolo Costantini p.12 – Ed. Silvana editoriale
  • (3) Identificazione di un paesaggio – Paolo Costantini p.14 – Ed. Silvana editoriale
  • (4) Roberta Valtorta – In cerca dei luoghi (non si trattava solo di paesaggio) – saggio della stessa in Luogo ed identità nella fotografia italiana contemporanea – p.76 – Ed. Einaudi

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Giovanni Cecchinato Fotografo
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AUTORE

Giovanni Cecchinato

Fotografo di Architettura Interni ed Advertising

Giovanni Cecchinato, nasce a Mestre (VE) nel 1961. La sua ricerca si concentra nella fotografia di architettura/interni ed indaga le metamorfosi del paesaggio italiano. E’ fotografo professionista dal 2001 e conta al suo attivo lavori commissionati da grandi aziende nazionali e studi di design internazionali. E’ stato  allievo di Antonin Kratochvil, Andrew Phelphs ed Efrem Raimondi. Collabora con l’agenzia fotografica parigina Abaca Press. Al suo attivo ci sono numerose esposizioni in musei e gallerie d’arte nazionali. Alcune sue fotografie sono conservate in collezioni private e pubbliche e sono pubblicate in magazines nazionali e extra-nazionali. Affianca l’attività professionale ed artistica con quella di organizzatore e curatore di manifestazioni culturali sulla fotografia in collaborazione con il Centro Culturale Candiani di Mestre (VE). E’ coordinatore del progetto “La serena inquietudine del territorio” che coinvolge altri 50 fotografi nella produzione di una fanzine che ragiona sull’evoluzione del paesaggio e dei territori urbani nel Veneto.

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