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Pastissada de caval: storia e caratteristiche della ricetta veronese

Lorenzo Bellinidi Lorenzo Bellini· 01/11/2026 08:03
Pastissada de caval: storia e caratteristiche della ricetta veronese

La pastissada de caval è uno stufato veronese di carne di cavallo cotta lentamente nel vino rosso con cipolla, aromi e, secondo la ricetta di famiglia, spezie. La sua caratteristica è il sugo denso e saporito, che accompagna spesso polenta o gnocchi. La tradizione ne colloca l’origine in un episodio dell’antica storia di Verona, ma quel racconto va distinto dalla storia documentata del piatto.

La storia: la battaglia raccontata dalla tradizione

Il racconto più noto lega la nascita della pastissada alla battaglia combattuta nel 489 nei pressi di Verona tra Odoacre e Teodorico. Secondo la tradizione, dopo lo scontro sarebbero rimasti sul campo molti cavalli; la popolazione ne avrebbe utilizzato la carne, conservandola e poi cuocendola a lungo con vino e aromi. È una storia che aiuta a capire come i veronesi raccontano il piatto, non una ricostruzione verificata della sua prima preparazione.

Del resto, una ricetta tramandata nelle case cambia nel tempo. Gli ingredienti e le abitudini di cucina della pastissada odierna non possono essere attribuiti automaticamente a un’unica origine antica. È più corretto considerarla una specialità della tradizione gastronomica veronese, alla quale si è affiancato un racconto popolare sulle origini.

Che cosa distingue la pastissada da un comune spezzatino

Il nome richiama una preparazione in cui la carne viene lavorata e cotta fino a diventare molto tenera. Nella pastissada i pezzi di cavallo non sono semplicemente rosolati e serviti con un fondo leggero: la cottura prolungata li lega a un intingolo corposo. Il vino rosso dà profondità al sugo, mentre la cipolla contribuisce alla sua consistenza e ne bilancia il gusto.

Non esiste una lista unica di aromi valida per ogni cucina. Alloro, chiodi di garofano, cannella o altre spezie possono comparire in combinazioni e quantità diverse; alcune versioni prevedono una marinatura nel vino, altre passano direttamente alla cottura. Anche il taglio della carne e la dimensione dei pezzi incidono sul risultato. Queste differenze non rendono una preparazione meno veronese: fanno parte della natura familiare della ricetta.

Il sapore è intenso, con note vinose e speziate che devono integrarsi senza coprire del tutto la carne. La consistenza riuscita è morbida, non asciutta o filamentosa; il sugo deve poter condire il piatto che la accompagna, senza ridursi a una salsa bruciata o eccessivamente dolce.

Come si prepara: i passaggi che contano

Si parte da carne destinata alla cottura in umido, tagliata in pezzi abbastanza regolari. Se si sceglie di marinarla, la si tiene nel vino con gli aromi in frigorifero, in un recipiente adatto agli alimenti. Prima di rosolarla conviene scolarla e asciugarla: una superficie troppo bagnata ostacola la rosolatura. Il liquido della marinatura, se utilizzato nella ricetta, va poi cotto insieme alla carne, non aggiunto crudo al piatto finito.

In una casseruola capiente si fa appassire la cipolla con il condimento previsto, quindi si rosola la carne senza ammassarla. Si uniscono vino e aromi e si prosegue con una cottura dolce, mantenendo il fondo umido. Più che affidarsi a un tempo fisso, bisogna controllare il risultato: la carne deve cedere facilmente alla forchetta e il liquido deve trasformarsi in un sugo ben legato. Se il fondo si asciuga prima che la carne sia tenera, si aggiunge poco liquido caldo; se resta troppo fluido, lo si lascia restringere verso la fine, sorvegliando la casseruola.

La cottura lunga non significa lasciare la pentola incustodita. Un calore troppo alto può far attaccare cipolla e spezie, dando al sugo un gusto amaro, mentre troppo vino non ridotto può renderlo sbilanciato. Assaggiare e regolare il condimento durante la preparazione è più utile che cercare una quantità di spezie valida per tutte le versioni.

Come si serve a Verona

La polenta è un accompagnamento classico perché raccoglie il sugo senza competere con il suo sapore. La pastissada viene servita anche con gli gnocchi: in questo caso la carne può essere distribuita con il suo intingolo sopra il piatto o usata soprattutto come condimento. In entrambe le presentazioni, il sugo è parte essenziale della ricetta, non un’aggiunta facoltativa.

Per chi la assaggia per la prima volta, la distinzione utile è questa: non si tratta di carne semplicemente cotta nel vino, ma di una preparazione in cui carne, cipolla, vino e aromi devono arrivare a un equilibrio attraverso la cottura lenta. È questo risultato, più di una singola spezia o di una versione della leggenda, a renderla riconoscibile come pastissada de caval.

Lorenzo Bellini
Lorenzo Bellini

Lorenzo racconta città d'arte e piccoli centri veneti pensando a chi viaggia in treno o con i mezzi locali. Organizza i suoi suggerimenti attorno a distanze, collegamenti e tappe facili da combinare in una giornata. Gli piace cercare scorci insoliti, osservare l'architettura delle piazze e fermarsi nelle botteghe di quartiere.