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La pesca con i casoni nella laguna di Caorle: storia e paesaggio

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 22/10/2026 17:33
La pesca con i casoni nella laguna di Caorle: storia e paesaggio

Nella laguna di Caorle i casoni erano i ripari usati dai pescatori durante il lavoro tra canali, barene e specchi d’acqua. Servivano a sostare, custodire attrezzi e affrontare giornate legate ai ritmi della pesca. Per capire la loro storia, però, non basta guardarli come edifici pittoreschi: la loro forma e la loro posizione raccontano un modo di vivere la laguna, oggi in parte cambiato.

Che cos’erano i casoni da pesca

Il casone lagunare era una costruzione semplice, realizzata tradizionalmente con materiali disponibili nell’ambiente, in particolare canne palustri e legno. La copertura vegetale, ampia e spiovente, è uno dei suoi tratti più riconoscibili. All’interno lo spazio rispondeva prima di tutto a esigenze pratiche: trovare riparo dal maltempo, fermarsi tra un’attività e l’altra, tenere a portata di mano ciò che serviva per lavorare sull’acqua.

I casoni non erano tutti identici e non vanno immaginati come case di villeggiatura nate per la contemplazione del paesaggio. Erano strutture funzionali a un ambiente in cui gli spostamenti avvenivano in barca e il lavoro dipendeva dalle condizioni dell’acqua e del tempo. Anche quando un casone veniva frequentato a lungo, il suo significato restava legato alla pesca e alla gestione quotidiana di un territorio difficile da abitare stabilmente.

Il rapporto tra pesca, acqua e territorio

La laguna di Caorle è un mosaico di acque basse, canali, terre emerse e vegetazione palustre. In un ambiente così articolato, avere un punto d’appoggio vicino alle zone di lavoro evitava di dover rientrare continuamente verso il centro abitato. Il casone faceva quindi parte di una rete di percorsi sull’acqua: la sua utilità si comprende osservando ciò che lo circonda, non soltanto la costruzione.

La pesca lagunare richiedeva conoscenza dei luoghi e attenzione ai cambiamenti delle condizioni ambientali. Canali percorribili, livelli dell’acqua, stagioni e presenza del pesce influivano sulle attività. Il casone offriva un riparo in questo contesto, ma non era di per sé una tecnica di pesca: era il luogo da cui organizzare il lavoro e in cui tornare durante le soste. Distinguere l’edificio dalle pratiche dei pescatori aiuta a leggere con più precisione la storia della laguna.

Come è cambiato il ruolo dei casoni

Con il mutare delle attività economiche, dei mezzi di trasporto e delle condizioni di vita, molti casoni hanno perso la funzione quotidiana che avevano per i pescatori. Alcuni sono rimasti legati ad attività tradizionali, altri sono stati mantenuti o recuperati anche per il loro valore culturale e paesaggistico. Non ogni struttura visibile oggi, dunque, svolge lo stesso ruolo che avrebbe avuto in passato.

Questa trasformazione non rende i casoni meno interessanti; invita piuttosto a guardarli senza confondere la memoria del lavoro con un’immagine immutabile della laguna. Materiali e forme tradizionali richiedono manutenzione, mentre l’ambiente circostante continua a evolversi. Conservare un casone significa preservare anche la possibilità di raccontare perché fu costruito proprio lì e quale relazione aveva con l’acqua.

Come leggere il paesaggio dei casoni oggi

Chi osserva i casoni nella laguna di Caorle può partire da tre elementi: l’accesso dall’acqua, la vicinanza ai canali e l’uso di materiali vegetali nella costruzione tradizionale. Sono indizi della loro funzione originaria. Anche la distanza tra una struttura e l’altra aiuta a ricordare che non si trattava di un villaggio compatto, ma di punti d’appoggio inseriti in un territorio percorso e lavorato.

È importante distinguere gli spazi liberamente osservabili da quelli privati o utilizzati per attività lavorative. Un casone non è automaticamente visitabile: per conoscerlo da vicino occorre attenersi agli accessi consentiti e alle indicazioni di chi gestisce l’area. Visto con questo rispetto, il paesaggio dei casoni racconta qualcosa di più di un’architettura caratteristica: mostra come la comunità dei pescatori abbia adattato i propri ripari alle possibilità e ai vincoli della laguna.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia esplora il Veneto con un'attenzione particolare agli itinerari a piedi e ai borghi meno frequentati. Nei suoi testi raccoglie indicazioni pratiche su percorsi, tempi di visita e soste panoramiche, alternando mete note e deviazioni curiose. Ama i mercati locali, le mappe cartacee e le passeggiate lungo fiumi e colline.