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La transumanza in Veneto: percorsi, malghe e memoria del lavoro pastorale

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 21/10/2026 14:48
La transumanza in Veneto: percorsi, malghe e memoria del lavoro pastorale

La storia della transumanza in Veneto è la storia degli spostamenti stagionali delle greggi e di chi le accompagnava, alla ricerca di pascoli disponibili. Non esisteva un unico percorso: i tragitti cambiavano secondo la provenienza degli animali, gli accordi per il pascolo e le condizioni delle strade. Accanto ai movimenti tra pianura e montagna c’era la salita estiva verso gli alpeggi, legata soprattutto alla gestione delle malghe. Distinguere queste pratiche aiuta a capire sia il paesaggio veneto sia il lavoro necessario per attraversarlo.

Perché le greggi si spostavano tra pianura e montagna

Il principio era seguire il ritmo dell’erba. Nella stagione favorevole i pascoli montani offrivano risorse che non sarebbero state utilizzabili durante l’inverno; con il freddo, animali e pastori dovevano trovare condizioni più adatte a quote inferiori. Lo spostamento non era però una semplice passeggiata lungo un sentiero. Occorreva poter usare i pascoli, attraversare territori diversi, trovare acqua e prevedere soste compatibili con la salute del bestiame.

Nel Veneto questa mobilità metteva in relazione aree alpine e prealpine con colline e pianure. Le greggi potevano percorrere distanze considerevoli, mentre l’alpeggio locale comportava spesso una salita più breve dal fondovalle alla malga. I due fenomeni condividevano la stagionalità, ma non coincidevano sempre per animali, persone e organizzazione del lavoro. Parlare genericamente di “salita in malga” per descrivere ogni transumanza rischia quindi di cancellare la varietà delle pratiche pastorali.

Percorsi e passaggi: una rete, non una strada unica

I percorsi si appoggiavano a vie di fondovalle, valichi, strade rurali e passaggi utilizzati per condurre il bestiame. La scelta dipendeva dall’accesso ai terreni e dalle esigenze della greggia, oltre che dagli ostacoli incontrati lungo il cammino. In alcuni luoghi la memoria di questi transiti sopravvive nei toponimi o nei racconti locali; altrove le trasformazioni agricole e stradali hanno reso difficile riconoscere il tracciato sul terreno.

Un percorso storico non va immaginato come un itinerario escursionistico sempre continuo e percorribile oggi. Una strada può essere diventata trafficata, un passaggio può attraversare proprietà private e un vecchio sentiero può non essere più mantenuto. Per leggere le tracce della transumanza nel paesaggio è più utile osservare il rapporto tra pascoli, punti d’acqua, accessi alle valli e insediamenti che cercare una singola linea immutata su una mappa.

Che ruolo avevano le malghe

La malga era il centro operativo del pascolo estivo in quota: comprendeva i prati o pascoli utilizzati dagli animali e gli spazi necessari al lavoro di chi li accudiva. Nelle attività legate al bestiame da latte, la giornata includeva mungitura, cura degli animali e lavorazione del latte, secondo le attrezzature e le consuetudini del luogo. La vita in malga richiedeva anche manutenzione, rifornimenti e attenzione al tempo atmosferico.

Le malghe non erano tutte uguali né erano necessariamente la destinazione delle greggi impegnate negli spostamenti più lunghi. Erano però parte dello stesso sistema di uso stagionale del territorio: rendevano possibile sfruttare i pascoli d’altitudine e collegavano l’economia della montagna a quella dei paesi a valle. Dietro l’immagine dei prati estivi c’erano decisioni su turni di pascolo, carichi di animali e gestione quotidiana delle risorse.

La memoria del lavoro pastorale e ciò che resta oggi

La transumanza coinvolgeva molto più del momento visibile del passaggio di una greggia. Bisognava sorvegliare gli animali, riconoscere quelli in difficoltà, condurli senza disperderli e affrontare imprevisti lungo il tragitto. Era un lavoro basato sulla conoscenza dei luoghi e sulla collaborazione con chi concedeva o utilizzava i pascoli. Anche per questo la sua memoria si conserva nelle parole, nei mestieri, nelle pratiche casearie e nei racconti familiari, non soltanto nei sentieri.

Oggi alcune attività pastorali continuano, ma non riproducono necessariamente percorsi e condizioni del passato. Le feste e le rievocazioni possono rendere visibile questa eredità, purché non facciano dimenticare la fatica e le competenze che la sostenevano. Chi incontra una greggia o visita un’area di pascolo può contribuire a rispettare il lavoro presente: lasciare libero il passaggio, tenere il cane sotto controllo e non entrare nei recinti senza permesso. È un modo concreto per guardare alla transumanza come a una pratica legata al territorio, non solo come a un’immagine tradizionale.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia esplora il Veneto con un'attenzione particolare agli itinerari a piedi e ai borghi meno frequentati. Nei suoi testi raccoglie indicazioni pratiche su percorsi, tempi di visita e soste panoramiche, alternando mete note e deviazioni curiose. Ama i mercati locali, le mappe cartacee e le passeggiate lungo fiumi e colline.