WeLoveVeneto.itAlla scoperta autentica del Veneto, tra città e borghi

Baccalà alla vicentina: come si distingue dal mantecato

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 06/11/2026 19:22
Baccalà alla vicentina: come si distingue dal mantecato

Il baccalà alla vicentina si distingue dal mantecato soprattutto per la preparazione e la consistenza: il primo cuoce lentamente in tegame e si serve caldo, con il pesce ancora riconoscibile in pezzi; il secondo viene lavorato fino a diventare una crema da spalmare. In entrambi i casi, nonostante il nome «baccalà», nella tradizione veneta si usa normalmente lo stoccafisso, cioè merluzzo essiccato e non salato, dopo un adeguato ammollo.

Come si prepara il baccalà alla vicentina

Nella versione vicentina lo stoccafisso ammollato viene tagliato in pezzi e disposto in tegame con un condimento che comprende cipolla, olio e latte. Tra gli ingredienti tradizionalmente impiegati figurano anche acciughe o sarde sotto sale, farina, formaggio grattugiato e prezzemolo; dosi e passaggi possono cambiare da una cucina all’altra. Il punto che identifica il piatto non è una lista immutabile di ingredienti, ma la cottura dolce e prolungata, durante la quale pesce e condimento si legano senza essere ridotti in purea.

Nel piatto finito il baccalà è morbido e avvolto da un fondo cremoso, ma le sue fibre e le porzioni restano percepibili. Si serve caldo, spesso con polenta: quest’ultima raccoglie il condimento e accompagna una pietanza pensata come portata principale. La cremosità, quindi, non basta da sola per chiamarlo «mantecato».

Che cosa cambia nel baccalà mantecato

Il baccalà mantecato, associato soprattutto alla cucina veneziana, segue un percorso diverso. Il pesce ammollato viene cotto, privato con cura di pelle e lische e poi lavorato mentre si incorpora olio, fino a ottenere un composto soffice e omogeneo. È la lavorazione a creare la consistenza caratteristica: le fibre si sfaldano e si amalgamano con l’olio, invece di restare in pezzi immersi in un condimento.

Il mantecato si riconosce perché si può adagiare o spalmare su crostini e fette di polenta, spesso come cicchetto o antipasto. Può avere una trama più rustica o più liscia a seconda di come viene lavorato; non deve necessariamente somigliare a una mousse perfettamente uniforme. Anche le ricette domestiche variano, perciò la presenza di un singolo ingrediente non è un criterio affidabile quanto la tecnica e il risultato nel piatto.

Come riconoscerli al ristorante o al banco

Se vedi pezzi di pesce serviti caldi con un condimento abbondante e polenta, sei davanti a una preparazione vicina al baccalà alla vicentina. Se invece il pesce è una crema compatta servita su un crostino o in una ciotola da cui prelevare porzioni, si tratta più probabilmente di mantecato. Quando il menu usa soltanto la parola «baccalà», chiedere come viene preparato evita equivoci: nel linguaggio comune veneto quel nome non chiarisce né la tecnica né se si parli di stoccafisso o di merluzzo conservato sotto sale.

La distinzione conta anche se vuoi cucinarli. Per il vicentino devi preservare i pezzi durante una cottura dolce, evitando di mescolare energicamente; per il mantecato devi invece ottenere un’emulsione lavorando il pesce cotto con l’olio. In entrambi i casi verifica quale prodotto hai acquistato prima di iniziare l’ammollo: stoccafisso e baccalà salato richiedono trattamenti diversi, e le indicazioni del venditore o della confezione sono il riferimento pratico per prepararli correttamente.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia esplora il Veneto con un'attenzione particolare agli itinerari a piedi e ai borghi meno frequentati. Nei suoi testi raccoglie indicazioni pratiche su percorsi, tempi di visita e soste panoramiche, alternando mete note e deviazioni curiose. Ama i mercati locali, le mappe cartacee e le passeggiate lungo fiumi e colline.