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Le fornaci di Murano: come il vetro prende forma tra strumenti e gesti

Elena Sartoridi Elena Sartori· 26/10/2026 11:19
Le fornaci di Murano: come il vetro prende forma tra strumenti e gesti

Le fornaci di Murano: come il vetro prende forma tra strumenti e gesti

A Murano il vetro prende forma quando una porzione di materiale caldo viene raccolta all’estremità di una canna o di un’asta e lavorata mentre è ancora malleabile. Chi assiste a una dimostrazione vede soprattutto una sequenza di gesti rapidi: il maestro vetraio gira il pezzo, lo modella con gli strumenti, lo riscalda di nuovo se serve e lo affida infine a un raffreddamento controllato. Non tutti gli oggetti seguono lo stesso percorso: un vaso soffiato e una piccola figura modellata richiedono tecniche diverse.

Dal vetro caldo alla prima forma

La fornace mantiene il vetro alla temperatura necessaria per lavorarlo. Per un oggetto soffiato, il vetraio preleva una quantità di vetro con la canna da soffio, un lungo tubo metallico. Il materiale appena raccolto non ha ancora una sagoma definita: ruotare la canna aiuta a mantenerlo distribuito intorno all’asse, prima che il peso e la gravità lo deformino. La quantità prelevata dipende dall’oggetto da realizzare e può essere aumentata con ulteriori raccolte.

Il primo gonfiaggio introduce aria nel vetro e crea una cavità. Da quel momento forma e spessore cambiano insieme: soffiando, ruotando e intervenendo dall’esterno, il maestro sviluppa gradualmente il volume. Il vetro però perde lavorabilità man mano che si raffredda. Ecco perché, durante una dimostrazione, lo stesso pezzo può tornare più volte al calore tra un intervento e l’altro. Non è un passaggio a vuoto: permette di proseguire senza forzare un materiale diventato troppo rigido.

Gli strumenti da riconoscere durante la dimostrazione

Accanto alla canna da soffio si vedono spesso il banco di lavoro, su cui il vetraio sostiene e fa ruotare la canna, e alcuni utensili impiegati per stringere, tirare, tagliare o regolare il vetro caldo. Pinze e cesoie consentono interventi localizzati; una superficie piana può aiutare a rendere più regolare una parte del pezzo. Anche un semplice foglio di giornale bagnato, usato con la dovuta perizia, può servire a modellare il vetro dall’esterno mentre la canna continua a girare.

Per capire ciò che accade, conviene osservare il rapporto tra utensile e rotazione. La forma non nasce di solito da un singolo colpo: una pinza modifica un punto, mentre il movimento continuo della canna mantiene il resto del pezzo in equilibrio. Quando si lavora un’apertura, per esempio, il vetraio deve intervenire sul bordo senza perdere il controllo del volume già ottenuto. La rapidità dei gesti risponde anche al tempo limitato in cui il vetro resta abbastanza morbido da essere modellato.

Come si conclude il lavoro di un pezzo soffiato

Per rifinire la parte che era collegata alla canna, il pezzo può essere trasferito su un’altra asta metallica, detta pontello, fissata sul lato opposto. Il distacco dalla canna rende accessibile l’apertura: il vetraio può allargarla, sagomarla o rifinirne il bordo, riscaldando il vetro quando necessario. È una fase delicata perché l’oggetto ha già acquisito gran parte della sua forma, ma resta esposto a deformazioni.

Una volta terminata la modellazione, il pezzo non viene semplicemente lasciato raffreddare all’aria. Passa alla ricottura, cioè a un raffreddamento controllato che riduce le tensioni interne generate dagli sbalzi di temperatura. Per questo l’oggetto visto prendere forma in pochi minuti durante una dimostrazione non coincide necessariamente con un prodotto già pronto da maneggiare o portare via.

Cosa può cambiare da una fornace all’altra

Una dimostrazione mostra una tecnica e una fase del lavoro, non l’intero repertorio del vetro muranese. Alcuni artigiani lavorano soprattutto con la soffiatura, altri modellano piccole forme con aste di vetro riscaldate alla fiamma; decorazioni, colori e assemblaggi possono richiedere ulteriori passaggi. Anche quando due pezzi sembrano simili, cambiano le scelte relative alla quantità di vetro, alla forma desiderata e al momento in cui intervenire.

Per seguire meglio il lavoro dal vivo, vale la pena individuare prima dove si trovano la fonte di calore, il banco e gli strumenti. Poi si può osservare quando il pezzo viene fatto ruotare, quando torna al calore e quale parte viene modificata a ogni passaggio. Questa sequenza rende più leggibile il risultato: dietro un oggetto finito non c’è soltanto il gesto spettacolare della soffiatura, ma il controllo continuo di calore, movimento e tempi di lavorazione.

Elena Sartori
Elena Sartori

Elena si concentra sulle gite tra laguna, costa e campagna veneta, con proposte adatte anche a chi ha poco tempo. Descrive accessi, spostamenti e alternative per le giornate di pioggia, senza trascurare le stagioni migliori per ogni tappa. È incuriosita dalle tradizioni gastronomiche, dai paesaggi d'acqua e dai sentieri tranquilli.