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Il paesaggio della Valpolicella: come è cambiato nel tempo

Giulia Morettidi Giulia Moretti· 06/11/2026 18:52
Il paesaggio della Valpolicella: come è cambiato nel tempo

Il paesaggio della Valpolicella è cambiato soprattutto nel rapporto tra coltivi, vigneti, insediamenti e spazi naturali. Le colline conservano tracce di un’agricoltura più varia, mentre in molte zone la vite è diventata l’elemento dominante; nei fondovalle, strade ed edifici hanno trasformato ulteriormente la vista. Per cogliere questi cambiamenti durante una visita, conviene osservare non solo i filari, ma anche i muretti, le vecchie case rurali e i punti in cui i campi incontrano l’abitato.

Prima della specializzazione: un mosaico di colture

La Valpolicella si estende tra la pianura a nord-ovest di Verona e i rilievi che salgono verso la Lessinia. Questa posizione ha favorito usi diversi del suolo: coltivazioni nelle aree più accessibili, prati e boschi sui versanti meno agevoli, borghi e contrade nei luoghi adatti ad abitare e lavorare. La vite ha una lunga presenza nella zona, ma non bisogna immaginare le colline del passato come una distesa continua di vigneti.

Per molto tempo l’agricoltura ha combinato colture differenti. Accanto alle viti potevano esserci olivi, alberi da frutto, seminativi e prati, secondo l’esposizione, la pendenza e le esigenze delle famiglie. Anche l’aspetto dei filari era diverso da quello di molti impianti attuali: forme di allevamento, distanze e disposizione delle piante sono cambiate insieme alle tecniche agricole. Di quel mosaico restano indizi nei campi che interrompono i vigneti e nelle sistemazioni dei pendii.

Terrazze, ville e contrade: le tracce ancora leggibili

Sui versanti più ripidi, coltivare ha richiesto di modellare il terreno. Terrazzamenti, ciglioni e muretti a secco hanno contribuito a ricavare superfici lavorabili e a gestire il suolo in pendenza. Non sono tutti della stessa epoca né sempre conservati allo stesso modo: alcuni continuano a essere utilizzati, altri sono coperti dalla vegetazione o visibili solo a tratti. Guardarli da una strada panoramica aiuta a capire quanto lavoro sia servito per rendere produttive le colline.

Anche gli edifici raccontano il paesaggio agricolo. Le contrade e le case rurali segnalano un tempo in cui abitazione e lavoro nei campi erano strettamente collegati; le ville testimoniano invece la presenza di proprietà più ampie e di residenze legate alla campagna. Oggi questi luoghi possono avere funzioni diverse da quelle originarie. Per questo una facciata storica, da sola, non restituisce l’aspetto che avevano i terreni circostanti: va letta insieme a strade, corti, campi e nuclei abitati.

L’espansione della viticoltura e la crescita degli abitati

Nel Novecento, e in particolare con la modernizzazione agricola e la crescente importanza economica del vino, la viticoltura si è fatta più specializzata. In molte aree gli appezzamenti sono stati riorganizzati per agevolare le lavorazioni e parte delle colture miste ha lasciato spazio a vigneti più continui. Il cambiamento non è stato uniforme: pendenze, accessibilità e scelte delle aziende spiegano perché, anche a breve distanza, si incontrino filari regolari, vecchie sistemazioni collinari e zone ancora boscate.

Nel frattempo, soprattutto nelle parti più vicine a Verona e lungo le principali vie di collegamento, sono cresciuti abitati, attività e infrastrutture. Qui il paesaggio non è cambiato soltanto per effetto dell’agricoltura: la continuità dei campi è stata interrotta da nuove costruzioni e strade. Salendo verso le colline, l’impronta urbana può diventare meno evidente, ma non scompare necessariamente. Parlare di «Valpolicella» come di un unico panorama immutato rischia quindi di nascondere differenze importanti tra fondovalle e versanti.

Come riconoscere i cambiamenti durante una visita

Un modo semplice per leggere il territorio è confrontare ciò che si vede a quote diverse, senza cercare un solo punto panoramico «rappresentativo». Dal fondovalle si notano più facilmente l’espansione degli insediamenti e le vie di comunicazione; sui versanti emergono la forma degli appezzamenti, i terrazzamenti e il rapporto tra vigne e vegetazione. Dove il terreno è meno favorevole alla coltivazione, boschi e prati possono ancora occupare porzioni significative del panorama.

Vale la pena osservare anche i dettagli: un muretto che prosegue oltre un vigneto recente, una casa rurale ormai inglobata nell’abitato o un olivo rimasto ai margini dei filari suggeriscono usi precedenti del terreno. Sono indizi, non prove sufficienti per datare un luogo o ricostruirne da soli la storia. Per visitarli, resta sui percorsi accessibili al pubblico: vigneti, corti e strade poderali possono essere privati, anche quando sembrano parte di un itinerario panoramico.

Giulia Moretti
Giulia Moretti

Giulia esplora il Veneto con un'attenzione particolare agli itinerari a piedi e ai borghi meno frequentati. Nei suoi testi raccoglie indicazioni pratiche su percorsi, tempi di visita e soste panoramiche, alternando mete note e deviazioni curiose. Ama i mercati locali, le mappe cartacee e le passeggiate lungo fiumi e colline.