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La transumanza nelle montagne venete: percorsi e tracce da riconoscere

Lorenzo Bellinidi Lorenzo Bellini· 26/10/2026 11:49
La transumanza nelle montagne venete: percorsi e tracce da riconoscere

La transumanza nelle montagne venete: percorsi e tracce da riconoscere

Nelle montagne venete la transumanza si può leggere nel collegamento fra pascoli, vie di passaggio e luoghi di sosta degli animali. Per riconoscerne le tracce, però, non basta individuare un sentiero che sale a una malga: occorre capire quali spostamenti stagionali avvenivano, osservare come il percorso attraversa il territorio e distinguere le testimonianze pastorali dalle trasformazioni più recenti.

Quali spostamenti hanno modellato il paesaggio

Con transumanza si indica lo spostamento stagionale delle greggi fra aree di pascolo diverse, spesso lungo tragitti che univano pianura, fascia pedemontana e montagna. Nel Veneto questi movimenti si intrecciavano con il lavoro di allevatori, pastori e comunità attraversate: gli animali avevano bisogno di erba, acqua e punti in cui fermarsi, mentre il loro passaggio richiedeva vie praticabili e accordi sull’uso dei terreni. I percorsi non erano necessariamente identici ogni anno e non costituivano un’unica strada valida per tutta la regione.

È utile distinguere la transumanza dalla monticazione, cioè la salita stagionale del bestiame verso i pascoli d’alta quota. Le due pratiche possono condividere tratti e luoghi, ma non descrivono sempre lo stesso viaggio: una mandria che sale dai paesi di fondovalle a una malga vicina compie uno spostamento diverso da una gregge che attraversa territori più ampi. Questa distinzione aiuta a non chiamare «via della transumanza» qualsiasi accesso a un alpeggio.

Malga, pascolo, abbeveratoio e sentiero formano spesso un insieme funzionale. La posizione di una malga risponde alla possibilità di sfruttare l’erba estiva; una via di salita deve consentire il passaggio degli animali; l’acqua diventa essenziale nei tratti di sosta. Guardare questi elementi in relazione fra loro è più istruttivo che cercare una singola traccia spettacolare: il paesaggio pastorale è il risultato di usi ripetuti, manutenzione e adattamenti nel tempo.

Come riconoscere vie di passaggio e punti di sosta

Un possibile indizio è la continuità del tracciato. Una vecchia via di passaggio tende a collegare luoghi utili al movimento degli animali, evitando per quanto possibile ostacoli difficili e raggiungendo accessi ai pascoli, fonti d’acqua o aree dove fermarsi. La larghezza di una mulattiera, i muretti che delimitano un passaggio e i varchi fra campi o recinzioni possono suggerire un uso collettivo o pastorale. Da soli, tuttavia, non dimostrano che vi transitassero greggi in transumanza: le stesse vie potevano servire anche al trasporto di legna, fieno o merci.

Nei pressi degli alpeggi si possono osservare recinti, resti di ricoveri, vasche per l’acqua e superfici mantenute aperte dal pascolo. Anche i nomi dei luoghi, quando richiamano malghe o attività pastorali, offrono una pista di lettura. Sono indizi da confrontare con il terreno, non prove automatiche: una struttura può essere stata ricostruita, un pascolo può essersi ridotto o un toponimo può essere rimasto in uso dopo la scomparsa dell’attività che lo ha generato.

La vegetazione racconta a sua volta i cambiamenti. Prati ancora curati, radure che si stanno richiudendo e margini fra bosco e pascolo mostrano quanto dipenda dal lavoro umano l’aspetto della montagna. Non ogni radura è nata per il passaggio delle greggi, né ogni sentiero erboso è antico. Per una lettura più convincente conviene mettere insieme più elementi: un collegamento plausibile, strutture pastorali lungo la via e una continuità riconoscibile fra fondovalle e zone di pascolo.

Leggere un percorso senza attribuirgli una storia inventata

Per esplorare queste tracce si può scegliere un itinerario escursionistico segnalato che salga da un abitato o da un fondovalle verso un’area di malghe. Prima di partire, una carta escursionistica aggiornata aiuta a individuare strade d’accesso, punti d’acqua indicati e collegamenti fra pascoli; sul posto, vale la pena osservare dove il tracciato cambia pendenza, attraversa un insediamento o raggiunge una sosta naturale. Seguire un sentiero oggi percorribile, però, non equivale a ripercorrere con certezza una via storica della transumanza.

Quando sono disponibili pannelli locali, archivi comunali, musei del territorio o testimonianze raccolte dalle comunità, il loro racconto può aiutare a verificare nomi, usi e direzioni degli spostamenti. Conviene prestare attenzione anche alla specie allevata: esigenze e modalità di conduzione di ovini e bovini non sono identiche, e una malga legata alla produzione casearia non documenta da sola il transito di una gregge su lunga distanza. Dichiarare ciò che si osserva e separarlo da ciò che è documentato rende la visita più interessante, non meno.

Il paesaggio pastorale resta inoltre un luogo di lavoro. È importante rimanere sui percorsi consentiti, richiudere i cancelli se le indicazioni lo prevedono, non entrare nei recinti e tenere i cani sotto controllo secondo le regole locali. In presenza di animali al pascolo, è meglio mantenere la distanza e non ostacolarne il movimento. Così le tracce della transumanza si possono osservare senza trasformare un’attività ancora viva in una semplice scenografia.

Lorenzo Bellini
Lorenzo Bellini

Lorenzo racconta città d'arte e piccoli centri veneti pensando a chi viaggia in treno o con i mezzi locali. Organizza i suoi suggerimenti attorno a distanze, collegamenti e tappe facili da combinare in una giornata. Gli piace cercare scorci insoliti, osservare l'architettura delle piazze e fermarsi nelle botteghe di quartiere.